Ecco una recensione di Silvia Camatta

Magari ci lamentiamo perché non riusciamo a trovare un paio di scarpe che ci piacciano, e ci dimentichiamo di avere gambe per correre, camminare, giocare a pallone, ballare. Così scrive Laura, ricordando i suoi primi tentativi di conquista:

Nonostante le lezioni di Daniela, evitai di fare la sfrontata e di buttarmi su Massimo. Veramente una sera, galvanizzata dalla luminosità di un cielo limpido, gli chiesi di fare quattro passi.

Sorrido. Dovrei dire “un giro” per nonfare come i ciechi che dicono: “Ciao, ci vediamo”. Ma chi se ne importa

Magari ci lamentiamo per le “maniglie dell’amore” sulla schiena, e ci dimentichiamo che questa schiena, grassoccia o no, ci tiene ritti.

La mancanza di forza muscolare e la necessità di stare sempre seduta avevano compromesso la stabilità del mio tronco. La scoliosi era ormai evidente e grave. Questa è sempre stata per me la vera sfortuna, più dell’impossibilità di camminare. Crescendo, assumendo sempre di più l’aspetto di una ragazza carina, desideravo poter indossare abiti che mi valorizzassero. Non chissà che, sarebbe bastata una maglia attillata. Ma poche cose erano adatte a me. I vestiti stretti hanno sempre fatto risaltare le mie forme… da banana, quindi evitavo, ed evito, di indossarli. […] Con una schiena così dovetti dire addio a tante cose ed anche a qualche sogno. Ero, e lo sono tutt’ora […] una guerriera senza forza, imprigionata nell’armatura: il tanto odiato-amato busto. Addio ai vestiti scollati e stretti. Addio ai week-end con gli amici. Addio all’idea di avere un figlio

Magari ci lamentiamo, noi donne, perché abbiamo un po’ di pancia e ci sottoponiamo a diete rigidissime per poter fare spuntare, orgogliose, le ossa del bacino, e ci dimentichiamo che questa pancia è anche grembo nel quale possiamo custodire una nuova vita.

A volte penso ai bambini che non ho avuto. Conosco i loro nomi: Edoardo, Riccardo, Corrado e Virginia. So cosa avrei detto per farli crescere sicuri e responsabili, so come li avrei coccolati, ma non so dar loro un volto…

Magari ci lamentiamo perché non abbiamo abbastanza denaro per permetterci di veder realizzati tutti i nostri desideri, e non ci chiediamo se abbiamo davvero bisogno di quel che ci manca, o se forse non è superfluo. Riusciamo ad immaginare i desideri di Laura?

A volte vorrei vivere come Heidi sui monti, in compagnia di pecorelle e cani, il latte nelle ciotole di legno, il pane fatto in casa, l’acqua fresca dei ruscelli… Altre volte mi piacerebbe togliermi tutti gli sfizi. Anche se, pensandoci bene, non sono poi desideri tanto effimeri. Per esempio una casa super tecnologica, con i comandi vocali, non sarebbe male.

Magari ci lamentiamo per la noia dei nostri giorni e non ci accorgiamo che siamo circondati di possibilità, solo che non le sappiamo cogliere.

Purtroppo, ai nostri giorni, la gente vuole comodità. Tutto dev’essere a portata di mano, quindi perché cambiarsi d’abito, tirar fuori la macchina dal garage e magari prendere freddo se in casa si può vedere ciò che si vuole premendo solo un tasto sul telecomando? È evidente che l’emozione provata assistendo ad uno spettacolo dal vivo non è la stessa, ma vuoi mettere la comodità? Così, però, si spegne il cervello. Ancora oggi, quando mi capita di poter andare a Milano, rimango affascinata dalla varietà di proposte: teatri, cinema, musei, locali. Potessi decidere del mio tempo, mi nutrirei fino ad ingozzarmi di cose da vedere, parole da ascoltare, pensieri da toccare. Ma non potevo farlo prima e non posso farlo ora. Mi fa arrabbiare sapere che tanta gente ha il mondo a portata di mano e, per pigrizia, lo lascia girare a vuoto.

Magari ci lamentiamo perché non abbiamo sviluppato a sufficienza i bicipiti delle nostre braccia, e dimentichiamo che anche senza muscoli da atleta le nostre braccia e le nostre mani possono abbracciare, accarezzare, accendere la luce, aprire una porta, afferrare un bicchiere e portarlo alla bocca…

Di fatto non so cosa significhi “atrofia spinale”. […] Da quanto ho capito, la malattia à causata dalla degenerazione delle cellule nervose motrici (motoneuroni periferici) del midollo spinale: questo causa l’indebolimento e la rapida atrofizzazione dei muscoli. Nessun dolore, per fortuna, tuttavia l’autonomia nei movimenti è uguale a zero. A volte si può avvertire un certo fastidio, ma non si tratta di un vero e proprio disturbo fisico. È la rabbia di non poter fare ciò che si vuole. Non arrivare a prendere una penna, non poter stringere la mano di un amico, non poter salire le scale tre alla volta. Tutte cose che però si impara a fare in altri modi. Basta scoprirli giorno per giorno e capire che non è così impossibile come sembra. Lo devi sentire prima dentro di te e poi, con quella determinazione un po’ magica che gioca a metà tra il sogno e la realtà, sfidare lo spazio, l’ostacolo, il peso e trovare il TUO modo di afferrare, saltare, stringere. È una specie di allenamento continuo che alla fine equivale a un viaggio, in cui naturalmente è indispensabile un carattere forte, ma è un’esplorazione che per me è talmente esaltante da farmi ricordare soprattutto i sorrisi e la gioia delle mie sfide vinte. Quando sento qualcuno che in seguito a un incidente rimane paralizzato, non posso fare a meno di dire “poverino”. Se qualcuno, guardandomi, lo dicesse a me, mi darebbe noia. Io non ho subito un incidente. Io non mi penso malata, non mi sento malata. Le mie esperienze, le mie passioni, il mio lavoro sono tutti incastrati perfettamente in una storia così ricca di emozioni e di momenti bellissimi, che tutto posso dire tranne di essere stata sfortunata.

E a modo suo Laura ha imparato ad usare la penna. La tiene in bocca. Spesso è un bastoncino, che le permette di premere i tasti di un computer.

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