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Sembra giungere da un tempo diverso. Ci coglie immobili e intirizziti, ostinati nel mantenere viva la certezza di essere protagonisti di qualcosa. Tutti più o meno in fila, tutti più o meno nel gruppo di una grande corsa , senza sapere se era davvero quello il nostro desiderio e che avevamo scelto.

È una storia delicata che arriva dalla provincia sana e vigorosa e il teatro è quello semplice e vitale di una famiglia e di una comunità che si guarda negli occhi senza fretta. In questo spazio pacato e diluito, l’evento sconvolgente non produce rumori assordanti e avvolge chi lo patisce come se volesse misurarne la resistenza e stabilire il valore delle sue doti migliori.

La vicenda silenziosa invece raggiunge noi col boato del tuono e dopo un breve smarrimento, la seguiamo come fosse una magica scia che diventa esaltante e gioiosa. Ci spinge fuori dalla corsa in cui stavamo soffocando e ci accompagna verso un percorso che avanza parallelo rispetto alle nostre inquietudini. Allora vorremmo scoprirci meno conformisti e meno impantanati nei modelli di vita che ci hanno imposto, perché Laura ci svela una dimensione visionaria, sognante e romantica in cui la sfida è il pane quotidiano e la tenacia, il coraggio sono essenza concreta e incessante. Quella sfida non svanisce nell’immagine fantasiosa e irreale, non s’intimorisce e diventa inarrestabile. È un’immensa storia d’amore fatta di traguardi intermedi, sempre nuovi, di attese vivaci e di grandi vittorie. Non c’è inerzia e non c’è immobilità. L’eccitante scommessa che affronta ogni giorno per inseguire le idee e i progetti non parte mai dal limite né dall’ostacolo e oltrepassa le barriere volandoci sopra.

“La normalità è quella linea sottile che traccia il confine tra il privilegio e il disagio”. Questa definizione assume un rilievo imprescindibile nella società in cui viviamo. Privati come siamo di valori condivisi, di opportunità e armonia, intorpiditi dai messaggi incalzanti dei grandi comunicatori, dominati da classi dirigenti corrotte e incapaci, non possiamo far altro che subire un declino inesorabile. In questo labirinto fatto di squilibri e paure, le disuguaglianze e l’emarginazione diventano mali cronici dei quali è impossibile liberarsi e in questo universo limitante nel quale siamo immersi incontriamo ogni giorno le nostre disabilità. Comunichiamo poco e male, c’incontriamo di sfuggita in luoghi spesso angusti. Siamo fermi di fronte a un televisore, a un computer, a una partita di calcio. Ci identifichiamo con un orecchino al naso o un tatuaggio per far parte di una tribù che non sogna e che non scommette sul suo futuro, con il sano desiderio di sfidare i confini che ci opprimono. Troppo spesso non ne siamo nemmeno consapevoli e viaggiamo col navigatore satellitare per non perderci e con la pillola antipanico per non tremare.

Ecco la chiave che Laura ci porge con dolcezza per annientare i muri che ci circondano. La sua curiosità, la sua passione e la legittima ambizione con cui esplora il suo viaggio hanno sempre un punto d’arrivo che trasgredisce la convenzione del limite e dell’esclusione. Le persone che la circondano e che le vogliono bene e quelle che incontra lungo il percorso sono parte integrante della sua storia e ne vengono benevolmente contagiate. Condividono entusiasmi in una complicità che raggiunge attimi di ebbrezza travolgenti e in questa vicinanza si realizzano i sogni della bambina, della ragazza e della donna che un giorno decise d’imparare a volare e riuscì a farlo.

Questa storia sembra giungere da un tempo diverso, che pure dovrebbe essere anche il nostro. Ci racconta di un mondo in cui vivere sarebbe più sereno, come potrebbe essere anche il nostro. Un mondo libero, coraggioso, leale e abile.

Laura è talmente abile da sfiorarci il cuore e con amore ci fa sentire meno immobili e meno infreddoliti, fino a spingerci a capire che non è così importante affannarci in questa corsa pazza e inutile in cui c’è poco tempo per amare.

Stefano Pierpaoli

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